Legge sugli home restaurant, primo passo sul terreno della sharing economy

Una normativa agile, cucita sulle necessità della sharing economy e sull’impatto che spesso genera sulle attività economiche tradizionali. Si potrebbe riassumere in questi termini la Disciplina dell’attività di ristorazione in abitazione privata passata ieri, 16 gennaio,alla Camera, per la quale sono stato relatore ed estensore del testo unico. Per la prima volta si mette ordine in un settore dell’economia di condivisione, ponendo la giusta attenzione a non soffocarne le prospettive.

La ristorazione in case private è una parte piccola ma in crescita della sharing cenaeconomy, deve quindi essere regolata per evitare forme di concorrenza sleale rispetto ai ristoratori professionali. Allo stesso tempo, paletti troppo rigidi finirebbero col tarpare le ali a questo tipo di iniziativa. Sono state introdotte, inoltre, precise tutele per i consumatori.

La legge prende in considerazione lo strumento che mette in contatto i fruitori degli home restaurant e gli operatori (i cuochi, rigorosamente non professionali), cioè le piattaforme digitali. I gestori dovranno conservare ed eventualmente trasmettere agli organi di controllo competenti le informazioni relative agli utenti, comunque nel rispetto della normativa sulla privacy. I pagamenti, da effettuarsi solo con modalità elettronica, dovranno essere  tracciabili. I gestori dovranno anche verificare che i cuochi abbiano i requisiti per esercitare l’attività e che operatori e abitazioni abbiano adeguata copertura assicurativa.

L’articolo 4 stabilisce i limiti dell’attività: non più di 500 coperti e non oltre 5.000 euro di introiti ogni anno. Il tetto pone una netta distinzione  fra la ristorazione Tavola apparecchiatatradizionale a carattere professionale e quella più amatoriale degli home restaurant. Prevede poi l’obbligo di rispettare le leggi vigenti sull’igiene e sulla conservazione dei prodotti alimentari, oltre che di provvedere attraverso la piattaforma digitale ad inviare al comune comunicazione dell’attività. Gli immobili dovranno presentare i requisiti standard delle unità abitative a uso residenziale.

E’ stato previsto il divieto di fare ristorazione in abitazioni dove si svolgono attività turistico ricettive in forma non imprenditoriale,come i bed & breakfast, mentre è esclusa la necessità di provvedere al cambio di destinazione d’uso.

La legge introduce poche e sensate regole per disciplinare un settore finora privo di punti di riferimento, esposto ai rischi derivanti dall’improvvisazione e guardato con sospetto dai ristoratori professionali. L’approvazione è un primo passo per addentrarsi in un terreno molto più ampio, quello della sharing economy appunto,destinato a una crescita impetuosa (secondo alcuni studi il volume d’affari in Europa sarà 20 volte quello attuale nel 2025) e sul quale la Commissione Attività Produttive della Camera è già al lavoro.

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